Breve commento sull’inammissibilità del reclamo della Procura Federale per mancata notifica

Massime FIGC

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La Corte Federale d’Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Federale poichè la notifica effettuata vedeva via Raccomandata il ricevente trasferito, via PEC la mail ricevente piena.

BREVE COMMENTO SUL CU 82 DELLA CORTE FEDERALE D’APPELLO FIGC

La Corte Federale d’Appello FIGC con il CU 82 del 30.01.2017 ha comunicato i motivi dell’inammissibilità di un deferimento a carico di un tesserato, al quale si contestava la violazione degli art. 1 bis c. 5 e art. 1 c. 3 CGS. Il soggetto in questione svolgeva il ruolo di DS per il settore giovanile di una squadra professionistica,  senza essere per la stessa tesserato. Inoltre invitato all’audizione da parte della Procura Federale non ne prendeva parte.

Il Tribunale Federale Nazionale in primo grado dichiarava l’irricevibilità del deferimento per scadenza dei termini di cui all’art. 32 ter CGS (in quanto erano trascorsi più di 30 giorni dalla comunicazione di conclusione delle indagini al deferimento). Successivamente veniva proposto reclamo dalla Procura Federale dinnanzi alla Corte Federale d’Appello, quest’ultima dichiarava il deferimento ricevibile poiché i termini prescritti all’interno dell’art. 32 ter CGS non sono da intendersi di natura perentoria ma ordinatoria.

Sicchè, il reclamo veniva dichiarato inammissibile per difetto di comunicazione da parte della Procura Federale, poiché la Raccomandata A/R veniva rispedita al mittente in quanto il destinatario era trasferito; inoltre la PEC inviata dalla Procura Federale e indirizzata nella sede della società, per la quale il soggetto deferito svolgeva l’attività di direttore sportivo di fatto, era piena.

Da quanto sopra descritto i giudici della Corte Federale d’Appello facevano discendere la violazione dell’art. 33 c. 5 CGS che dispone: “Copia della dichiarazione e dei motivi di reclamo o del ricorso deve essere inviato contestualmente all’eventuale controparte”. La sanzione per la violazione di tale formalità è l’inammissibilità del reclamo o ricorso. Per questi motivi la Corte proscioglieva, di fatto, il tesserato.

Tale impostazione dell’ordinamento sportivo che fa discendere l’inammissibilità del ricorso a dei fattori che sono prodotti dal ricevente, pone dei dubbi sulla tenuta di tale decisione.

In particolare la motivazione della Corte Federale d’Appello si pone in contrasto con quanto disposto nell’ambito dell’ordinamento statale. Infatti una recente ordinanza del Tribunale di Milano, del 27.04.2016, ha chiarito la portata del disposto di cui all’art. 16 del D.L. 18.10.2012 n. 179 in riferimento alla casella  PEC piena.

In tale ordinanza si disponeva che l’avvocato ha l’obbligo di controllare con la necessaria periodicità la capienza residua della casella PEC, di scaricare e cancellare i messaggi che ne rendevano satura la memoria e di prosi in condizione di ricevere messaggi dalla cancelleria. Fermo restando che l’obbligo imposto dal D.L. è per ricevere mail dalla cancelleria.

Redazione

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